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RETE SOCIALE
05/07/2009  Lascia un commento
Acqua, dalle trivelle che insediano l’acqua delle dighe, al business delle privatizzazioni
NOSCORIE TRISAIA

Prendiamo Spunto dalla volontà del presidente De Filippo che vuole rivedere con un tavolo tecnico la gestione delle acque lucane in ottica di risparmio ed efficienza per ribadire che le nostre acque vanno tutelate e devono rimanere di gestione pubblica. Siamo però alquanto preoccupati per il modo come si tratta questo bene comune. Ci riferiamo alle nuove richieste di trivellazione nel comune di Viggiano vicino a poche centinaia di metri dalla diga del Pertusillo e a quelle nel comune di Marsico Nuovo. Le trivellazioni vicino alle dighe sono estremamente pericolose per gli incidenti che possono accadere e per il pesante impatto ambientale delle lavorazioni petrolifere. L’Aato stessa, nel fare tanta pubblicità all’acqua sui quotidiani per un un suo corretto utilizzo, dimentica di tutelarla dalle inquinanti trivellazioni che il Dipartimento Ambiente della Regione potrebbe autorizzare vicino alla diga del Pertusillo, e che ha già purtroppo autorizzato vicino ad altre sorgenti (vedi inquinamento della sorgente Acqua dell’Abete nel Comune di Calvello).

Mentre per le fonti minerali la regione Basilicata prevede delle fasce di rispetto per attività vicino le sorgenti, per i petrolieri non viene imposta alcuna limitazione. Se viene inquinato un bacino idrico come il Pertusillo è la fine per le popolazioni e l’agricoltura di Puglia e Basilicata. I barili estratti dal pozzo non basteranno neanche a pagare le autobotti che dovranno poi servire i comuni lucani nella prima emergenza. Le trivellazioni petrolifere in prossimità dei bacini idropotabili sono un atto criminale nei confronti dell’umanità. Peggio ancora se non si valutano neanche possibili microsismi o subsidenze che mettono in pericolo la stabilità della stessa diga e il rischio di un evento di tracimazione catastrofico che metterebbe in pericolo persone cose ed intere economie.

Se le acque oltre ad essere poco tutelate sono oggetto di business con le privatizzazioni al danno aggiungiamo la beffa. In tante parti d’Italia è stata sperimentata la privatizzazione della gestione degli acquedotti con pessimi risultati nei confronti del consumatore , aumenti paurosi in bolletta e peggioramento del servizio. Come ad esempio a Latina dove con Acqualatina (una consociata della multinazionale Veolia ) il prezzo per l’utenza è triplicato per tre volte e il servizio e la qualità è peggiorato tanto da indurre i cittadini ad una specie di autogestione del costo dell’acqua disconoscendo al gestore gli aumenti imposti ma limitandosi a pagare quello che ritengono giusto in base alle medie di mercato.

Oppure si guardi al Comune di Potenza ove Veolia già tenta di entrare nel business dei rifiuti e della gestione dell’acqua. E’infatti tipico delle SpA e delle multinazionali delle acque nel rilevare la gestione delle reti pagare i debiti delle allegre e dispendiose gestioni precedenti ( create dalla cattiva politica) o dagli enti inutili (vedi consorzi e affini) , salvando apparentemente la faccia agli amministratori .Ma è solo una partita di giro, successivamente le SpA dell’acqua si rifanno sugli ignari contribuenti che dovranno pagare a caro prezzo gli errori commessi dalle vecchie gestioni con aumenti in bolletta, disservizi e peggiore qualità dell’acqua.

Riteniamo invece che l’acqua deve essere gestita dal pubblico, è bene seguire l’esempio della Lombardia dove i comuni si sono riuniti in un consorzio pubblico togliendo la gestione a società private che mirano solo a fare i propri interessi. In Francia la multinazionale Veolia che gestiva acqua e rifiuti è stata letteralmente cacciati dai sindaci d’oltralpe che si sono riappropriati della gestione degli acquedotti . Veolia dopo la Francia è approdata in Italia in diverse regioni ed è purtroppo presente già in Basilicata con azioni nell’inceneritore di Potenza e nella Tecnoparco in Valbasento.

Acqua SpA lucana, nella sua forma organizzativa, non deve aprire in nessun modo le sue azioni agli operatori privati. E per fare ciò non deve essere appunto una SpA. Le azioni sono pubbliche e tali devono restare, diversamente è possibile creare un consorzio pubblico proprio tra i comuni . Confidamo pertanto nella coscienza della classe politica lucana nel fare tesoro degli errori altrui per assicurare a questa regione ed ai suoi abitanti un bene comeune quale è l’acqua.
 
 
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