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Osservatorio Politico 06/07/2022

Ieri sera 6 febbraio 2008 la Cnn e la BBC, le due più importanti televisioni del mondo riportavano continuamente l’incredibile cammino di Barack Obama, che contro ogni previsione è in corsa per la nomination per la presidenza degli Stati Uniti d’America.
Le immagini ritraevano una intera nazione in festa che celebra con partecipazione e gioia il rito della elezione del proprio Presidente. E’ un popolo che ha una speranza.
Cambiare, voltare pagina, scrivere una nuova pagina nella storia della nazione.

Subito dopo entrambe le reti televisive hanno parlato dell’Italia. Annunciavano lo scioglimento delle Camere e le prossime elezioni di aprile parlando del fatto che in 14 anni per la terza volta potrebbe essere Silvio Berlusconi a vincere. Lo speaker della BBC a fatica tratteneva le risate mentre andavano in onda le vergognose immagini del Senato Italiano dopo il voto che ha decretato la caduta del governo.
Nello stesso giorno il Presidente della Repubblica Napolitano ha ascoltato il discorso fatto dal Presidente della Corte dei Conti che parla di un Italia malata, decrivendo un "quadro di corruzione ampliamente diffusa" che emerge dagli accertamenti nell’amministrazione pubblica.
In Italia siamo prigionieri di qualcosa che nessuno al mondo riesce più a spiegare.
Qualcosa di incomprensibile che rende gli Italiani dei clandestini del mondo civile.
 
Dall’altra parte dell’Atlantico c’è un uomo di nome Barack Obama che si rivolge al popolo americano con queste parole:

Vi sto chiedendo di crederci.
Non solo nella mia capacità di portare un vero cambiamento a Washington.
Vi sto chiedendo di credere nelle vostre capacità di farlo
.

La sua campagna elettorale è sostenuta solo attraverso le donazioni della gente e non delle lobby economiche o politiche americane.

Qualche giorno fa ha tenuto un discorso dopo le primarie in New Hampshire.  

Il testo di questo discorso è diventata il testo di una canzone.

Nel brano cantato e suonato da molti dei più famosi artisti americani bianchi e neri non è stata modificata neanche una virgola del discorso di Barack Obama.
It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.

Yes we can.

It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom.

Yes we can.

It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.

Yes we can.

It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land.

Yes we can to justice and equality.

Yes we can to opportunity and prosperity.

Yes we can heal this nation.

Yes we can repair this world.

Yes we can.

We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change.

We have been told we cannot do this by a chorus of cynics...they will only grow louder and more dissonant.

We’ve been asked to pause for a reality check. We’ve been warned against offering the people of this nation false hope.

But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.

Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea.

Yes. We. Can.
Quello in cui noi crediamo è stato scritto nel documento dei fondatori che dichiarano il destino della nazione

Si noi possiamo.

Venne sussurrato dagli schiavi e dagli abolizionisti quando bruciarono le tappe verso la libertà.

Si noi possiamo.

Veniva cantato dagli immigrati che erano scontenti della terra lontana e dai pionieri che si spingevano ad ovest verso deserti spietati.

Si noi possiamo.

Fu il richiamo dei lavoratori organizzati, delle donne che raggiunsero il voto, di un Presidente che scelse la Luna come la nostra nuova frontiera, e del Signore che ci porta sulla vetta di una montagna e ci indica la strada per la Terra Promessa.

Si noi possiamo avere giustizia e uguaglianza.

Si noi possiamo avere opportunità e benessere.

Si noi possiamo guarire questa nazione.

Si noi possiamo riparare questo mondo.

Si noi possiamo.

Sappiamo che la battaglia davanti a noi sarà lunga, ma ricordati sempre che non importa quali ostacoli si metteranno sulla nostra strada, nulla può ostacolare la forza di milioni di voci che chiedono il cambiamento.

Ci è stato detto che non possiamo farlo da un coro di cinici … loro lo diranno solo più forte e più stonato.

Ci hanno chiesto di fermarci per verificare la realtà. Ci hanno avvisato di stare attenti ad offrire false speranze alla gente di questa nazione.

Ma nell’inverosimile storia che è l’America, non vi è mai stato nulla di falso sulla speranza.


Ora le speranze di una bambina che va in una scuola sgretolata a Dillon sono le stesse dei sogni che ha sulla sua strada un ragazzo di Los Angeles, noi ricorderemo che c’è qualcosa che sta accadendo in America, che noi non siamo così divisi come dicono i nostri politici, che noi siamo un unico popolo, siamo un’unica nazione, e, insieme, inizieremo il prossimo grande capitolo della storia americana con tre parole che ci uniranno da costa a costa, da mare a mare splendente.

Si. Noi. Possiamo

Yes We Can, Si Possiamo Cambiare

Guarda il video di Barack Obama

Yes We Can
sarebbe un sogno poterlo dire in Italia,
per essere i cittadini e non i clandestini
del nostro mondo.
     
 
 
 
 
   
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