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Il Monumento oggi 06/07/2022
S. Agostino nel suo contesto ambientale
La tutela dei valori ambientali e paesaggistici come prima forma di tutela
Il  complesso monumentale di sant’agostino e la sua vicenda , complessa ed articolata nel suo divenire storico, diventa ancora più rappresentativa quando la si analizzi sotto il profilo paesaggistico, inserendo all’interno del sistema paesaggio quelle particolarità peculiari del sito che ritroviamo rappresentate, documentate  e conservate con continuità dalla loro nascita fino alle ultime vicende.

Nelle  "Istruzioni per la tutela dei "Centri Storici", della Carta del Restauro Italiana del 1972 si analizzano le condizioni tese a favorire l’autenticità dei luoghi e la loro trasmissione al futuro. Evidenziamo alcuni passaggi che ci sembrano importanti per la vicenda di sant’Agostino e della sua ri-valutazione sotto un profilo ambientale e paesaggistico prima, storico-urbano poi. 

Ai fini dell’individuazione dei Centri Storici, vanno presi in considerazione non solo i vecchi "centri" urbani tradizionalmente intesi, ma - più in generale - tutti gli insediamenti umani le cui strutture, unitarie o frammentarie, anche se parzialmente trasformate nel tempo, siano state costituite nel passato o, tra quelle successive, quelle eventuali aventi particolare valore di testimonianza storica o spiccate qualità urbanistiche o architettoniche. Il carattere storico va riferito all’interesse che detti insediamenti presentano quali testimonianze di civiltà del passato e quali documenti di cultura urbana, anche indipendentemente dall’intrinseco pregio artistico o formale o dal loro particolare aspetto ambientale, che ne possono arricchire o esaltare ulteriormente il valore, in quanto non solo l’architettura, ma anche la struttura urbanistica possiede, di per se stessa, significato e valore.

Gli interventi di restauro nei Centri Storici hanno il fine di garantire - con mezzi e strumenti ordinari e straordinari - il permanere nel tempo dei valori che caratterizzano questi complessi. Il restauro non va, pertanto, limitato ad operazioni intese a conservare solo i caratteri formali di singole architetture o di singoli ambienti, ma esteso alla sostanziale conservazione delle caratteristiche d’insieme dell’intero organismo urbanistico e di tutti gli elementi che concorrono a definire dette caratteristiche.

Perché l’organismo urbanistico in parola possa essere adeguatamente salvaguardato, anche nella sua continuità nel tempo e nello svolgimento in esso di una vita civile e moderna, occorre anzitutto che i Centri Storici siano riorganizzati nel loro più ampio contesto urbano e territoriale e nei loro rapporti e connessioni con sviluppi futuri: ciò anche al fine di coordinare le azioni urbanistiche in modo da ottenere la salvaguardia e il recupero del centro storico a partire dall’esterno della città, attraverso una programmazione adeguata degli interventi territoriali. Si potrà configurare così, attraverso tali interventi (da attuarsi mediante gli strumenti urbanistici), un nuovo organismo urbano, nel quale siano sottratte al centro storico le funzioni che non sono congeniali ad un suo recupero in termini di risanamento conservativo.

Il coordinamento va considerato anche in rapporto all’esigenza di salvaguardia del più generale contesto ambientale territoriale, soprattutto quando questo abbia assunto valori di particolare significato strettamente connessi alle strutture storiche così come sono pervenute a noi (come, ad esempio, la corona collinare intorno a Firenze, la laguna veneta, le centuriazioni romane della Valpadana, la zona dei trulli pugliese ecc.).

Per quanto riguarda i singoli elementi attraverso i quali si attua la salvaguardia dell’organismo nel suo insieme, sono da prendere in considerazione tanto gli elementi edilizi, quanto gli altri elementi costituenti gli spazi esterni (strade, piazze ecc.) ed interni (cortili, giardini, spazi liberi ecc.), ed altre strutture significanti (mura, porte, rocce ecc.), nonché eventuali elementi naturali che accompagnano l’insieme caratterizzandolo più o meno accentuatamente (contorni naturali, corsi d’acqua, singolarità geomorfologiche ecc.). Gli elementi edilizi che ne fanno parte vanno conservati non solo nei loro aspetti formali, che ne qualificano l’espressione architettonica o ambientale, ma altresì nei loro caratteri tipologici in quanto espressione di funzioni che hanno caratterizzato nel tempo l’uso degli elementi stesi.

Ogni intervento di restauro va preceduto, ai fini dell’accertamento di tutti i valori urbanistici, architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi, ecc., da un’attenta operazione di lettura storico-critica: i risultati della quale non sono volti tanto a determinare una differenziazione operativa - poiché su tutto il complesso definito come centro storico si dovrà operare con criteri omogenei - quanto piuttosto alla individuazione dei diversi vari gradi di intervento, a livello urbanistico e a livello edilizio, qualificandone il necessario "risanamento conservativo".
Riferimenti alla Carta della Conservazione Integrata (Amsterdam, 1975)
Il Congresso di Amsterdam, a coronamento dell’Anno europeo del patrimonio architettonico 1975, recepiva la «Carta europea del patrimonio architettonico» promulgata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa riconoscendo la singolare architettura dell’Europa come patrimonio comune di tutti i suoi popoli ed affermando l’intenzione degli Stati membri di cooperare fra loro e con gli altri Stati europei per proteggerlo.

Fra le considerazioni conclusive del Congresso troviamo specificato quanto segue:

ciò che oggi importa proteggere sono le città storiche, i quartieri urbani antichi, i villaggi tradizionali, ivi compresi i parchi ed i giardini storici. La protezione di questi insiemi architettonici non può essere concepita che in una prospettiva globale, tenendo conto di tutti gli edifici hanno valore di cultura, dai più prestigiosi ai più modesti, senza dimenticare quelli d’epoca moderna, così come dell’ambiente nel quale s’inseriscono. Questa protezione globale completerà la protezione puntuale dei monumenti e dei siti isolati.
 
La Carta europea del patrimonio architettonico, infatti, aveva adottato e proclamato un principio fondamentale : 

"il patrimonio architettonico europeo non è formato solo dai monumenti più importanti ma anche dagli insiemi che costituiscono le nostre antiche città e i nostri tradizionali villaggi nel loro ambiente naturale o costruito. Per molto tempo abbiamo protetto e restaurato solo i monumenti più insigni senza tenere conto del loro ambiente. Ora, essi possono perdere gran parte del loro carattere se questo ambiente viene alterato. Inoltre, gli insiemi, anche in assenza di edifici eccezionali, possono offrire una qualità ambientale che ne fa un’opera d’arte diversa ed articolata; sono questi insiemi che devono essere conservati come tali." 

La Carta di Amsterdam interpreta gli indirizzi della storiografia contemporanea che:
"ha cessato di rivolgere i suoi interessi ai soli eventi eccezionali; non considera più punto di vista privilegiato, o unico, la storia politica o delle istituzioni ; si occupa attivamente del quotidiano, della condizione sociale dell’uomo, della sua cultura materiale ... l’interesse storico si è ampliato fino a comprendere ogni oggetto. Il concetto di importanza storica non può avere definizioni assolute o definitive".

Parimenti, in seguito alle esperienze figurative contemporanee che ci mostrano come "oggetti privi di artisticità" possano divenire momento di fruizione estetica se posti in un contesto che attribuisca loro significati del tutto nuovi, anche il concetto di ‘importanza artistica’ viene ampliato ed esteso alle qualità ambientali.

Il riconoscimento all’ambiente costruito dei valori sia storico/documentari che estetico/formali sono acquisizioni compiute dalla cultura storico-critica agli inizi del secolo; da tale riflessione ha tratto origine una concezione del problema conservativo inteso come ampliamento degli ambiti di competenza del restauro monumentale.

Gli studi, condotti nell’ultimo trentennio, "ci hanno permesso di definire le strutture territoriali, urbane ed edilizie come un insieme organico ed inscindibile nelle quali non è lecito separare concettualmente le emergenze [i monumenti] dagli episodi più umili [l’edilizia diffusa] ...  In sostanza queste acquisizioni hanno permesso di passare da una concezione di ambiente come insieme di forme a quello di insieme di elementi e di condizioni in cui ogni componente dell’insieme è legato agli altri e può essere quello che è soltanto in virtù della sua relazione, e nella sua relazione, con gli altri".

Gli sviluppi del pensiero del nostro secolo testimoniano il profondo cambiamento attraverso cui s’è giunti al moderno concetto di tutela dell’intero centro storico; in un primo momento, l’interesse si era rivolto esclusivamente verso l’oggetto ’estetico’, verso il monumento inteso come "opera d’arte", come "capolavoro"; solo in seguito si sono apprezzati anche i valori storici presenti nelle antiche costruzioni dell’edilizia diffusa, per arrivare, infine, all’attuale concetto di bene culturale inteso come pura e semplice "testimonianza materiale avente valore di civiltà".

La conservazione di una città non deve fermarsi però al solo monumento, all’architettura aulica, ma deve impegnarsi soprattutto con le architetture nate e sviluppatesi nella sfera dell’utile, in una cultura materiale dei bisogni di solo sostentamento, che oggi evidentemente è stata superata. E ciò non soltanto perché in queste opere spesso si ritrovano i segni delle permanenze linguistico-architettoniche della cultura ufficiale, ma perché esse costituiscono i valori d’ambiente della città e, come sistema di oggetti relazionati in una struttura storica, perché confermano la presenza e gli apporti dei gruppi popolari nella cultura e nella vita della città, le quali evidentemente non sono fatte soltanto dalle minoranze aristocratico-borghesi o dai circoli degli intellettuali.
 
Estratto in Sintesi dalla relazione del Prof. Doctor António Delgado, Unidade de Artes e Letras - Universidade da Beira Interior, tenutasi in occasione del Seminario "Recupero Ambientale dei Siti Urbani e Naturali " tenutasi al 1° Salone Mediterraneo del Restauro e della Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali (Catania, 13-16 Giugno 2002).
     
 
 
 
 
   
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