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Innovazione e Sviluppo 06/07/2022
Come era prevedibile, la discussione sul tema della assenza della ferrovia a Matera, andata in scena nel corso di una delle trasmissioni più seguite della domenica nel pomeriggio di RAI 1, ha riportato a galla una delle questioni più scottanti nel dibattito economico e culturale della Città dei Sassi.
Sul tema della ferrovia ci siamo confrontati e scontrati più e più volte, nel corso degli ultimi decenni, facendone una questione di orgoglio locale, e scaricando su questa vicenda la responsabilità principale dell’isolamento del nostro territorio e, di conseguenza, la ragione del mancato decollo economico di una terra che, esclusa la ferrovia, ha tutto ciò che serve per essere, invece, fortemente attrattiva.
Ha un artigianato di qualità, prodotti eno-gastronomici invidiabili, bellezze storiche, architettoniche, archeologiche, mare e montagna, colline colorate dai campi di grano e dagli ulivi ricchi di quell’olio fra i più buoni d’Italia, parchi e riserve di rara bellezza e di grande ricchezza naturalistica, una qualità della vita al di sopra della media, e la ricchezza morale della gente materana, ospitale e disponibile.

Le strade interne sono un po’ “ammaccate” ma viaggiare senza fretta e potersi godere il panorama, come recita un famoso spot, non ha prezzo!

Ebbene mi chiedo, ragionando controcorrente, è possibile che tutto questo sia inutile perché non esiste “la ferrovia”?

C’è gente, nel mondo, che si muove alla ricerca di angoli sperduti di paradiso, di oasi di pace e tranquillità, alla ricerca di quel silenzio e quella pace che, nella nostra terra, puoi trovare dappertutto: e chi se ne importa se, per arrivarci, dovrò fare qualche sacrificio, metterci un’ora un più, sarà sempre un’ora passata a guardarmi intorno, e non in coda ad un casello oppure imbottigliati nel traffico ed asfissiati dallo smog…qui, almeno, si respira aria pura!

Riflettevo sul fatto che uno degli eventi mediatici più importanti degli ultimi anni, per la visibilità e l’impatto che ha avuto, a livello mondiale, è stato il film della Passione di Cristo, girato da Mel Gibson nella nostra terra.
Mi chiedo se Mel (lo chiamo affettuosamente così, ritenendolo cittadino onorario di Matera e, quindi, mio compaesano) si sia preoccupato del fatto che la città che avrebbe ospitato la sua più grande produzione fosse senza ferrovia, se le centinaia e migliaia di operatori, attori e turisti richiamati dall’evento si siano chiesti se una città senza ferrovia meritasse di ospitare un evento mondiale.

Mi chiedo se i turisti stranieri, soprattutto americani, avrebbero gradito arrivare a Matera con le Ferrovie dello Stato, una compagnia, fra l’altro, fra le più rinomate al mondo per la qualità dei propri vagoni, per l’eccellenza dei servizi e la puntualità delle proprie corse.

Sicuramente avrebbe fatto loro piacere scendere da un aereo, presumibilmente a Roma, prendere un treno la cui unica cosa sicura è il luogo della partenza, passare per Napoli, Potenza, Ferrandina e poi Matera, finalmente…
Mentre il resto del mondo viaggia a velocità superiori, mentre diventa sempre più facile trovare un biglietto aereo a minor prezzo di un treno, noi ci sforziamo nel chiedere, forse più per orgoglio che per reale opportunità, la ferrovia a Matera.

E poco importa se fino ad ora ci hanno “investito” circa 500 miliardi di vecchie lire, poco importa se serviranno altri 150 miliardi (ma qualcuno ci crede, visto l’andazzo?), per collegarci ad un vicolo cieco e poi, chissà fra quando, ricominciare a pensare a Bari, che è a poche decine di chilometri da noi ma, a questo punto, distante centinaia e centinaia di miliardi di lire.
Io continuerò a pensare ad altro: continuerò a pensare che, oggi come oggi, alla mia amata città non serve avere una stazione dove passino uno o due treni al giorno, ma una stazione dove ne passino decine, che vanno da nord a sud e viceversa, da est ad ovest e viceversa, e non su e giù come il trenino con il quale giocavo da bambino.
Ma, soprattutto, continuerò a pensare che l’aereo è la soluzione ideale, perché in un mercato globale, non si può competere con un trasporto locale; quello va bene quando è folkloristico, quando serve per scoprire i luoghi, non per spostarsi.

Ed allora voglio chiedere solo una cosa, semplice, meno costosa e meno “faticosa” da realizzare, perché il tracciato esiste già: una strada veloce, che mi porti a Bari, nello stesso tempo che impiegherebbe un cittadino milanese della periferia per arrivare nella sua Stazione Centrale o in aeroporto.
E vorrei una metropolitana leggera, che assomigli a quella delle nostre Ferrovie Appuro-Lucane che vada da Bari a Matera e da Matera a Bari, senza soste, veloce e comoda, che accompagni studenti, turisti, pendolari e giovani di ritorno (spero tanti) nella nostra città.

Non credo sia difficile, qualcosa già si è mosso e, se almeno vent’anni fa ci avessero pensato, oggi non ci troveremmo ancora a combattere per una illusione che, puntualmente, si riaffaccia in campagna elettorale, per permettere a chiunque di promettere quello che, ormai, non serve più e che, come tale, non sarà mai fatto.
Il treno, purtroppo, appare non più solo una fantasia, ma un desiderio di riscatto, quasi che la sua assenza denunzi l’arretratezza culturale di un territorio; io non mi sento arretrato, mi sento fortunato, e di questa fortuna spero che, prima o poi, tutti prendano coscienza, perché sognare fa bene, ma prima o poi, qualcuno ci viene sempre a svegliare!

Matera, 7 maggio 2009

Il Presidente
Giovanni Schiuma
     
 
 
 
 
   
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